Due anni, un trasloco e un cactus che vi è sopravvissuto
Il colpo d'occhio
Vi ho letti dall'inizio, da quel "ciao scusa ho sbagliato persona" che era una bugia grossa come una casa, fino all'ultimo messaggio di tre mesi fa. E vi dico la cosa che non vi siete detti: non è finita perché non vi amavate più. È finita perché avete smesso di raccontarvi le giornate e avete cominciato a organizzarle.
Chi è chi in questa storia
Wanda scrive come parla: tanto, subito, tre messaggi al posto di uno. Nei primi mesi mandava la giornata intera, compresa la signora del tram e cosa aveva nella busta. Poi i messaggi si sono accorciati mese dopo mese, fino a novembre, quando il più lungo che hai scritto in due settimane era "ok va bene ci vediamo dopo". La stessa donna che raccontava una signora del tram in quattordici righe. Quell'"ok" da solo su una riga non era una risposta, era un allarme antincendio, e nessuno dei due è andato a vedere dove bruciava.
Er Pantera è quello che le cose importanti le dice per sbaglio, in fondo a un messaggio che parlava d'altro. Il trasferimento a Milano l'ha annunciato dopo una lista della spesa, tra il detersivo e la carta forno. Il primo "ti amo" è arrivato in coda a una frase sul router. Uomo mio, tu non sei freddo: sei uno che si commuove e poi si vergogna, e allora nasconde le cose belle in fondo alla busta come facevano i nonni coi soldi dentro gli auguri.
Come va davvero tra voi
L'inizio è tutto nei primi tre mesi: rispondevate in sette secondi, avevate una lingua vostra fatta di parole che fuori di lì non vogliono dire niente, e c'è un pomeriggio intero passato a scegliere il nome del cactus comprato all'Ikea. Quel cactus vi ha visti innamorare, convivere, litigare, e sta ancora sul davanzale di uno dei due, perché a novembre nessuno ha avuto il coraggio di dire chi lo teneva.
Poi è cambiato il ritmo, e non è cambiato dopo il litigio: è cambiato dopo il trasloco. Da lì i messaggi diventano amministrazione — bollette, turni, "hai preso il pane". L'affetto non sparisce, si traveste da logistica, ed è il vestito peggiore che l'amore possa mettersi.
La lite di ottobre non era sul weekend dai suoi. Wanda scriveva "non mi racconti più niente" e Pantera rispondeva con l'orario dei treni: due persone che si parlano da due stanze diverse dello stesso appartamento, e nessuna delle due che si alza.
La cosa più tenera arriva dopo la fine. A gennaio, tre mesi dopo, Pantera scrive "comunque ho ancora il tuo caricabatterie". Non voleva il caricabatterie. Lo sapete tutti e due, e lo sa pure il cactus.
Il verdetto di Nonna
Ragazzi, alla mia età non ho tempo per i giri di parole, quindi ve la dico come la penso.
Wanda: tu non eri troppo. Sei stata un fiume per due anni e ti sei prosciugata da sola per non dare fastidio, e questa cosa qui non la devi rifare mai più, né con lui né con quello che verrà. Chiedere di essere raccontati non è pretendere, è il minimo sindacale. Pantera: le cose belle le hai dette tutte, ma le hai messe in fondo, dove uno che ha paura non arriva mai a leggere. Mio marito, buonanima, in trent'anni me l'ha detto due volte e tutte e due al telefono, che così non doveva guardarmi in faccia: fidati, non è una tradizione da portare avanti.
Non vi dico di tornare insieme, non sono affari miei e non lo so. Vi dico un'altra cosa: due che dopo tre mesi si scrivono per un caricabatterie non si sono odiati neanche un minuto. Vi siete voluti bene davvero, per un pezzo siete stati bravissimi, e questo non ve lo toglie nessuno — nemmeno voi.
Il cactus, per la cronaca, sta benissimo. È l'unico dei tre che in due anni non ha mai avuto bisogno che qualcuno si ricordasse di lui. ⚖️